Fracture Clinic Milano è un centro specialistico dedicato alla diagnosi e al trattamento delle patologie traumatiche ortopediche, con sede principale presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Trauma Center di riferimento per la città di Milano.
Il nostro team è composto da ortopedici e traumatologi con consolidata esperienza nella gestione di traumi complessi, fratture articolari e condizioni post-traumatiche ad alta specializzazione. Offriamo un’assistenza tempestiva, personalizzata e basata sulle più aggiornate evidenze scientifiche, con un approccio multidisciplinare e orientato al recupero funzionale rapido e sicuro.
Cosa Offriamo
Presso le nostre sedi – pubbliche e private – forniamo prestazioni in regime di urgenza, solvenza o tramite il SSN, integrando la competenza clinica con tecnologie all’avanguardia e metodiche chirurgiche mini-invasive.
Fratture
Una frattura è la rottura parziale o completa di un osso e rappresenta una delle lesioni più frequenti in traumatologia. Le cause possono spaziare da traumi ad alta energia – come incidenti stradali o sportivi – a fratture patologiche, dovute a condizioni di debolezza ossea come l’osteoporosi.
I sintomi tipici includono dolore acuto, gonfiore, deformità visibile, difficoltà funzionale (perdita di peso o movimento) e, in alcune fratture aperte, fuoriuscita ossea e rischio infettivo .
Diagnosi e Classificazione
La diagnosi di frattura si basa su un’attenta valutazione clinica e strumentale. Sintomi come dolore intenso, deformità visibile, gonfiore e difficoltà nel movimento sono indicativi. L’esame radiografico rimane lo strumento principale per identificare la frattura, valutarne la localizzazione, il grado di dislocazione e la presenza di frammenti multipli. Nei casi più complessi si utilizzano la tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM) per una valutazione più dettagliata. Le fratture si classificano in base a:
Morfologia: semplice, comminuta o a legno verde (nei bambini)
Coinvolgimento articolare: intra-articolare o extra-articolare
Tipo di lesione: chiusa o aperta
Stabilità e dislocazione dei frammenti
Trattamento delle Fratture
Il trattamento varia in base alla stabilità e complessità della frattura, all’età e allo stato generale del paziente. Fratture stabili e ben allineate possono essere gestite con metodi conservativi, utilizzando gessi o tutori per immobilizzare l’osso e permetterne la guarigione naturale. Il controllo del dolore e la prevenzione di complicanze sono parte integrante di questa gestione. In caso di fratture dislocate, instabili o articolari, è necessario l’intervento chirurgico per ottenere una riduzione anatomica e una stabilizzazione solida dei frammenti ossei. Le principali tecniche chirurgiche includono:
Osteosintesi con placche, viti o chiodi endomidollari
Fissazione esterna in presenza di lesioni ai tessuti molli o traumi complessi
Artroprotesi in caso di fratture articolari gravi o irreparabili
Approccio Faseggiato e Tempistica
Nei pazienti con condizioni cliniche critiche o lesioni estese ai tessuti molli, il trattamento può essere suddiviso in due tempi. Una prima fase di stabilizzazione temporanea (“damage control”) consente di contenere le emergenze emorragiche o strutturali. Successivamente, quando le condizioni generali migliorano, si procede all’intervento chirurgico definitivo per la ricostruzione e la fissazione stabile.
Sedi Principali delle Fratture
Le fratture più frequenti coinvolgono specifiche sedi anatomiche che richiedono un’attenzione particolare:
Arto superiore: omero, radio, ulna, con frequenti fratture articolari di spalla, gomito e polso
Arto inferiore: femore, tibia, perone, con particolare rilevanza per le fratture del collo femorale e del piatto tibiale
Colonna vertebrale: fratture vertebrali da compressione o traumatiche
Pelvi e bacino: fratture complesse con possibili compromissioni vascolari e neurologiche
Riabilitazione e Recupero Funzionale
La riabilitazione è fondamentale per il successo del trattamento e per il recupero completo della funzionalità. Favorire una mobilizzazione precoce compatibilmente con la stabilità della frattura aiuta a prevenire rigidità articolare, atrofia muscolare e trombosi. Un programma di fisioterapia personalizzato include esercizi di rafforzamento muscolare, recupero della mobilità articolare e tecniche di gestione del dolore, come la crioterapia e l’idrokinesiterapia, che permette di esercitarsi in acqua con minor carico sulle articolazioni.
Obiettivi della Gestione
Gli obiettivi principali nel trattamento delle fratture sono:
Ripristinare l’allineamento anatomico e la stabilità ossea
Prevenire complicanze immediate e a lungo termine
Favorire un recupero funzionale rapido e completo
Complicanze Possibili
Le fratture possono comportare complicanze quali ritardo nella guarigione, mancata consolidazione (pseudoartrosi), infezioni, deformità e rigidità articolare. Un’attenzione particolare è dedicata alla prevenzione dell’artrosi post-traumatica, spesso conseguenza di un cattivo allineamento delle superfici articolari.
Fratture da Fragilità
Le fratture da fragilità rappresentano una delle principali emergenze sanitarie legate all’invecchiamento della popolazione. Queste lesioni si verificano a seguito di traumi a bassa energia, come una banale caduta dalla propria altezza, e sono tipicamente associate a condizioni di fragilità ossea come l’osteoporosi o l’osteopenia. La loro crescente incidenza, favorita dall’aumento dell’aspettativa di vita, impone un approccio clinico tempestivo e multidisciplinare per limitare disabilità e rischio di nuove fratture.
Cause e fattori predisponenti
La principale causa di fratture da fragilità è la riduzione della resistenza meccanica dell’osso. L’osteoporosi rappresenta il fattore patogenetico più rilevante, caratterizzata da una perdita progressiva della densità minerale ossea e da un deterioramento della microarchitettura scheletrica. Tuttavia, concorrono anche altri fattori: l’età avanzata comporta un naturale declino della qualità ossea; carenze nutrizionali, in particolare di calcio, vitamina D e proteine, aggravano la fragilità scheletrica; la sedentarietà contribuisce alla riduzione della massa muscolare e ossea; infine, patologie croniche come il diabete o l’artrite reumatoide, nonché l’uso prolungato di corticosteroidi, possono compromettere ulteriormente la salute dell’osso.
Sedi più colpite
Le fratture da fragilità si localizzano frequentemente in distretti scheletrici soggetti a sollecitazioni durante le cadute. Le sedi più comuni includono il femore prossimale (come la frattura del collo o quella pertrocanterica), le vertebre (tipiche le fratture da compressione), il polso (frattura di Colles), l’omero prossimale, il bacino e, meno frequentemente, l’acetabolo. La loro localizzazione condiziona profondamente le scelte terapeutiche e le prospettive di recupero funzionale.
Approccio terapeutico
La scelta del trattamento dipende da variabili come la sede della frattura, lo stato generale del paziente e il suo livello di autonomia. In pazienti fragili, o in caso di fratture poco scomposte, si può optare per un trattamento conservativo basato su immobilizzazione, controllo del dolore e riabilitazione precoce. Questo è particolarmente indicato per fratture vertebrali, dell’omero prossimale o del polso, dove l’obiettivo primario è evitare il peggioramento della qualità della vita.
Nella maggior parte dei casi, però, la chirurgia rappresenta l’opzione preferenziale, poiché consente un recupero più rapido e riduce il rischio di complicanze da allettamento. Le tecniche chirurgiche più comuni sono:
Osteosintesi con chiodi endomidollari o placche, per stabilizzare le fratture in modo efficace e permettere una mobilizzazione precoce.
Artroprotesi, utilizzata soprattutto per le fratture del femore prossimale nei pazienti molto anziani o in caso di fratture complesse non ricostruibili.
Cifoplastica o vertebroplastica, tecniche mini-invasive impiegate nelle fratture vertebrali dolorose e instabili.
Riabilitazione e recupero funzionale
La riabilitazione precoce è cruciale per il recupero dell’autonomia e per la prevenzione delle complicanze legate all’immobilità, come le infezioni respiratorie, le trombosi e la perdita muscolare. Ogni programma riabilitativo dovrebbe essere personalizzato e prevedere mobilizzazione precoce, esercizi di rinforzo muscolare, allenamento all’equilibrio e supporto alla deambulazione. In parallelo, deve essere avviata una prevenzione secondaria farmacologica, mirata a rinforzare la struttura ossea ed evitare ulteriori fratture.
Prevenzione: un intervento multidimensionale
Prevenire le fratture da fragilità è possibile attraverso una combinazione di strategie mediche e comportamentali. La valutazione precoce dell’osteoporosi mediante densitometria ossea (MOC) consente l’identificazione dei pazienti a rischio. Il trattamento farmacologico con farmaci anti-riassorbitivi o anabolizzanti, insieme a una dieta ricca di calcio e vitamina D, è essenziale per migliorare la salute scheletrica. Anche lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale: l’attività fisica regolare, soprattutto esercizi di resistenza e allenamento dell’equilibrio, aiuta a mantenere la forza muscolare e a prevenire le cadute.
Infine, la messa in sicurezza dell’ambiente domestico è un elemento spesso sottovalutato ma determinante. Ridurre i rischi ambientali – come rimuovere tappeti scivolosi, migliorare l’illuminazione o installare corrimani – contribuisce in modo significativo a evitare traumi accidentali.
Fratture Articolari
Le fratture articolari sono lesioni complesse che interessano le superfici articolari, alterando la stabilità e la funzionalità dell’articolazione colpita. Si verificano più frequentemente in seguito a traumi ad alta energia – come incidenti stradali o sportivi – ma anche a seguito di traumi minori in pazienti osteoporotici. La gestione di queste fratture richiede un approccio specialistico, con l’obiettivo di ripristinare l’anatomia articolare e prevenire complicanze a lungo termine come l’artrosi post-traumatica.
Meccanismi di lesione
Le fratture articolari derivano da forze dirette, torsionali o compressive che agiscono sull’articolazione. Nei pazienti più giovani, le cause sono solitamente traumi violenti; negli anziani, la fragilità ossea rende possibile la frattura anche a seguito di cadute banali. Spesso, queste lesioni si associano a danni di legamenti, tendini e cartilagine, complicando ulteriormente la gestione clinica.
Anatomia articolare e articolazioni più coinvolte
Le articolazioni più frequentemente colpite da queste fratture sono quelle sinoviali, che permettono ampio movimento tra i segmenti ossei e sono formate da superfici articolari rivestite di cartilagine, capsula articolare, liquido sinoviale, legamenti, tendini e muscoli. Le sedi più comunemente coinvolte includono spalla, gomito, polso, anca, ginocchio e caviglia, ognuna con caratteristiche specifiche che influenzano la scelta del trattamento.
Classificazione e caratteristiche cliniche
Le fratture articolari possono essere classificate in base alla loro localizzazione (es. radio distale, femore distale, acetabolo), alla disposizione dei frammenti (semplici o comminute), alla presenza di dislocazione e al coinvolgimento della cartilagine articolare, un fattore cruciale per la prognosi. Quando la congruenza delle superfici articolari viene alterata, il rischio di artrosi secondaria aumenta notevolmente, così come quello di rigidità articolare e dolore cronico.
Strategie di trattamento
Il trattamento può essere conservativo o chirurgico, a seconda della stabilità della frattura, del livello di dislocazione, dell’età e delle condizioni generali del paziente. Nei casi più lievi, in assenza di dislocazione, si può optare per un approccio non chirurgico, basato su immobilizzazione, controllo del dolore e riabilitazione precoce per evitare rigidità articolare.
Tuttavia, nella maggior parte delle fratture articolari complesse, il trattamento chirurgico è necessario. Le tecniche più utilizzate sono:
Osteosintesi con placche e viti per garantire una riduzione anatomica e una fissazione stabile.
Fissazione esterna temporanea nei casi con severo coinvolgimento dei tessuti molli.
Artroprotesi nei casi gravi in cui la frattura compromette irreparabilmente l’articolazione.
In molti casi, si segue un approccio in due tempi: una fase iniziale di stabilizzazione temporanea e una successiva chirurgia definitiva, eseguita dopo la riduzione dell’edema e la stabilizzazione del quadro clinico. La tempistica dell’intervento è fondamentale per ridurre il rischio di complicanze e facilitare il recupero funzionale.
Riabilitazione e recupero
Il recupero funzionale dopo una frattura articolare dipende dalla tempestività e dall’efficacia della riabilitazione. La mobilizzazione precoce, laddove possibile, aiuta a prevenire la rigidità. La fisioterapia personalizzata favorisce il recupero della forza e della mobilità articolare, mentre la gestione del dolore è supportata da terapia farmacologica e fisica.
Un ruolo sempre più rilevante è svolto dall’idrokinesiterapia, che consente esercizi in acqua riducendo il carico articolare. Questo approccio è particolarmente utile nei pazienti che non possono sostenere il peso corporeo durante le fasi iniziali della riabilitazione.
In base alla gravità della frattura e alla sede interessata, il tempo di recupero può variare da poche settimane fino a diversi mesi. È quindi fondamentale una pianificazione multidisciplinare e individualizzata del trattamento per ottenere un recupero funzionale ottimale.
Fratture Arti Superiori
Le fratture degli arti superiori rappresentano una delle lesioni più frequenti in traumatologia, coinvolgendo ossa come l’omero, il radio, l’ulna, e le ossa della mano e del polso. Queste fratture possono variare da semplici lesioni stabili a fratture complesse, spesso associate a traumi ad alta energia o, più comunemente negli anziani, a traumi a bassa energia. La gestione tempestiva e adeguata è essenziale per garantire il recupero della funzione e prevenire complicanze a lungo termine.
Anatomia e Tipi di Fratture
Gli arti superiori comprendono diverse ossa importanti per la mobilità e la funzione della mano e del braccio. Le fratture più comuni si verificano a livello di:
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Omero: fratture della diafisi, della testa omerale e del collo chirurgico.
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Radio e ulna: fratture diafisarie e metafisarie, con frequente coinvolgimento della testa radiale e del polso.
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Carpo e metacarpi: fratture dei piccoli ossicini della mano, spesso causate da traumi diretti o da cadute.
Queste lesioni possono essere classificate in base alla loro localizzazione, al grado di scomposizione e alla presenza o meno di spostamento dei frammenti ossei.
Diagnosi e Valutazione Clinica
La valutazione delle fratture degli arti superiori si basa su un’anamnesi dettagliata, l’esame fisico e l’imaging radiologico. Il dolore localizzato, il gonfiore, la deformità visibile e la limitazione funzionale sono segni caratteristici. Le radiografie sono il primo passo diagnostico, mentre la TC viene utilizzata nei casi più complessi o quando è necessario valutare il coinvolgimento articolare.
Trattamento Conservativo e Chirurgico
La scelta del trattamento dipende dalla stabilità della frattura, dalla presenza di spostamenti e dalle condizioni generali del paziente. Le fratture non scomposte o minimamente spostate possono essere trattate con metodi conservativi, quali l’immobilizzazione mediante gessi, tutori o stecche.
Nei casi di fratture instabili o articolari, è spesso necessario l’intervento chirurgico per ripristinare l’allineamento anatomico e garantire una stabilizzazione efficace. Le tecniche più comuni includono:
Osteosintesi con placche e viti
Fissazione con chiodi endomidollari
Interventi artroscopici nei casi di coinvolgimento articolare complesso
Gestione delle Fratture negli Arti Superiori
Alcune fratture meritano un’attenzione particolare per la loro frequenza e complessità:
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Frattura del collo omerale: comune negli anziani dopo cadute, richiede spesso un trattamento conservativo, ma può necessitare di chirurgia in caso di spostamenti importanti.
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Fratture della testa radiale: possono compromettere la mobilità del gomito; la riduzione anatomica è fondamentale.
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Frattura del radio distale (frattura di Colles): una delle più frequenti, specialmente nelle donne anziane con osteoporosi, trattata con immobilizzazione o osteosintesi in base alla gravità.
Riabilitazione e Recupero
La riabilitazione rappresenta un momento cruciale nel percorso di guarigione. È importante iniziare la mobilizzazione il prima possibile per evitare rigidità, atrofia muscolare e perdita di funzionalità. Il programma riabilitativo include esercizi di mobilizzazione articolare, rinforzo muscolare e tecniche per la gestione del dolore.
Complicanze e Prognosi
Le complicanze possono comprendere rigidità articolare, non unione o pseudoartrosi, e lesioni nervose associate, come la neuropatia del nervo radiale. Una gestione corretta riduce il rischio di esiti negativi, mentre la prognosi dipende dalla gravità della frattura, dall’età del paziente e dalla tempestività del trattamento.
Politraumi
Il trauma maggiore multidistrettuale, noto anche come politrauma, è una condizione clinica particolarmente complessa che comporta lesioni gravi e simultanee in più distretti corporei, tali da mettere a rischio la vita del paziente. È una delle emergenze più gravi in ambito medico e richiede un trattamento tempestivo, coordinato e multidisciplinare per aumentare le possibilità di sopravvivenza e recupero.
La causa più comune di politrauma sono gli incidenti ad alta energia, come collisioni stradali (con auto, moto o biciclette), cadute da altezze elevate, traumi sul lavoro o nello sport, e traumi da schiacciamento. Queste dinamiche producono un’elevata forza d’impatto che può colpire contemporaneamente il sistema scheletrico, nervoso, vascolare e gli organi interni.
Le lesioni osservate variano a seconda della modalità del trauma. Ad esempio, gli incidenti stradali causano frequentemente fratture agli arti inferiori, trauma cranico e fratture pelviche. Le cadute da grandi altezze sono spesso responsabili di fratture vertebrali e lesioni multiple agli arti, mentre i traumi da schiacciamento possono comportare danni vascolari estesi e sindrome compartimentale.
Lesioni Frequenti nei Politraumi
- Scheletro: fratture multiple, lesioni articolari complesse, fratture pelviche instabili
- Organi interni e tessuti molli: lesioni toraciche e addominali, emorragie interne, traumi cranici, danni midollari, amputazioni traumatiche
Gestione Clinica del Politrauma
Il trattamento del politrauma si basa su un approccio organizzato per fasi, secondo linee guida internazionali come l’ATLS (Advanced Trauma Life Support).
Nella fase iniziale, l’obiettivo primario è la stabilizzazione delle funzioni vitali. All’arrivo in pronto soccorso, il paziente viene sottoposto a valutazione rapida per il controllo delle vie aeree e della respirazione, seguito dalla gestione delle emorragie e dal ripristino della stabilità emodinamica. Viene eseguita una diagnostica per immagini (TC total-body o mirata) per individuare tutte le lesioni presenti. In caso di fratture instabili, si procede alla loro immobilizzazione provvisoria per prevenire lo shock.
La fase chirurgica acuta, in presenza di condizioni critiche, prevede l’applicazione del concetto di Damage Control Surgery (DCS). Questo approccio consiste nell’effettuare interventi rapidi e limitati per contenere le lesioni più pericolose e stabilizzare il paziente, rimandando a un secondo tempo gli interventi definitivi. Gli obiettivi principali della DCS sono il controllo dell’emorragia, la stabilizzazione delle fratture potenzialmente letali e la prevenzione di un peggioramento clinico.
Una volta superata la fase critica, si accede alla chirurgia definitiva e alla ricostruzione funzionale, con interventi ortopedici e plastici mirati a ripristinare l’anatomia e la funzionalità delle strutture lese. Le tecniche più utilizzate comprendono l’osteosintesi con chiodi, placche e viti per le fratture, le artroprotesi nei danni articolari complessi e la ricostruzione dei tessuti molli.
Riabilitazione e Recupero
La riabilitazione precoce è un passaggio fondamentale per il recupero del paziente politraumatizzato. Il trattamento riabilitativo ha l’obiettivo di ridurre le complicanze da immobilizzazione prolungata e accelerare il ritorno all’autonomia. Quando le condizioni cliniche lo permettono, si promuove la mobilizzazione precoce per prevenire eventi tromboembolici e complicanze respiratorie.
Il percorso riabilitativo deve essere personalizzato e condotto da un team multidisciplinare composto da fisioterapisti, nutrizionisti e terapisti del dolore. L’intervento fisioterapico intensivo mira al recupero della forza muscolare e della mobilità articolare, adattandosi al tipo e all’estensione delle lesioni.
Prognosi e Qualità della Vita
Il recupero dopo un politrauma dipende dalla gravità delle lesioni, dalla tempestività dell’intervento e dall’efficacia della riabilitazione. Grazie ai progressi della medicina traumatologica, sempre più pazienti riescono a recuperare un buon livello di autonomia e tornare a una vita attiva.
Tuttavia, è fondamentale un attento follow-up per monitorare eventuali complicanze a lungo termine, tra cui dolore cronico, rigidità articolare o disturbi psicologici come la sindrome da stress post-traumatico. Solo un’assistenza globale e continuativa consente di migliorare realmente la qualità della vita del paziente nel tempo.














